Quando la malattia entra in famiglia: il peso invisibile di chi cura e di chi soffre
Bigmama dice "ti ricordi quando tu mi cullavi? mo c'hai una figlia co' 'sti tubi collegati", MindFamily aggiunge che...
Ci sono frasi che, in poche parole, riescono a raccontare un'intera esperienza. Dietro un'immagine così forte non c'è soltanto la presenza di una malattia, ma il cambiamento profondo che essa può portare nella vita di una persona e di tutta la sua famiglia.
Quando un figlio si ammala, infatti, la malattia non rimane confinata al suo corpo. Entra nelle relazioni, modifica le abitudini, cambia le priorità e può trasformare il modo in cui ogni componente della famiglia guarda al presente e al futuro.
La malattia non riguarda solo il corpo
Avere una malattia significa spesso confrontarsi con qualcosa che va oltre i sintomi fisici. Una diagnosi può modificare la quotidianità, limitare alcune attività, imporre terapie e controlli e rendere il futuro meno prevedibile. Questo può generare paura, rabbia, tristezza, frustrazione e senso di perdita. La persona può arrivare a chiedersi: "Cosa posso ancora fare?", "Quanto cambierà la mia vita?", "Gli altri mi vedranno ancora per quello che sono o soltanto per la mia malattia?"
Per questo è importante non identificare la persona con la sua diagnosi. Dietro ogni malattia c'è una persona, con una storia, una personalità, dei desideri, delle relazioni e un'identità che vanno oltre la condizione clinica.
Il momento della diagnosi
La diagnosi può rappresentare una vera e propria frattura nella storia personale. Prima c'era un modo di immaginare il futuro; dopo, quel futuro può apparire improvvisamente incerto. Anche quando la malattia era già presente, ricevere un nome e una spiegazione può avere un forte impatto psicologico.
Possono emergere sentimenti molto diversi e anche apparentemente contraddittori: sollievo per avere finalmente una risposta, paura per ciò che verrà, rabbia per ciò che sta accadendo, tristezza per ciò che potrebbe essere perso. Non esiste una reazione emotiva "giusta" alla diagnosi. Ogni persona la attraversa con le proprie risorse, la propria storia e il proprio modo di affrontare le difficoltà.
Quando il malato è un bambino
Quando la malattia riguarda un bambino, l'impatto assume una dimensione ancora più complessa. Un bambino dipende naturalmente dagli adulti per la propria sicurezza e per molte delle proprie necessità. Quando entrano in gioco ospedali, terapie, dispositivi medici o limitazioni fisiche, può diventare difficile mantenere un equilibrio tra il ruolo di bambino e quello di "paziente".
Il bambino può sperimentare paura, dolore, frustrazione, senso di diversità rispetto ai coetanei o difficoltà nell'accettare un corpo che sente diverso. Per questo è importante che, quando possibile, la malattia non diventi l'unica lente attraverso cui guardarlo. Un bambino malato continua a essere un bambino: ha bisogno di giocare, essere ascoltato, sentirsi competente, costruire relazioni e avere spazi in cui la malattia non sia protagonista.
Il genitore diventa caregiver
Quando un figlio ha bisogno di assistenza continua, il genitore può assumere anche il ruolo di caregiver, cioè la persona che si occupa quotidianamente della sua cura e del suo benessere. Il caregiver non si limita a "dare una mano". Può occuparsi di terapie, farmaci, appuntamenti, controlli, comunicazioni con i professionisti sanitari e gestione delle esigenze quotidiane. Ma soprattutto diventa spesso il punto di riferimento emotivo del proprio figlio.
Questo può creare una situazione paradossale: il genitore deve essere forte per il bambino proprio mentre dentro di sé può sentirsi spaventato, stanco e impotente.
Il peso invisibile del caregiver
Essere caregiver può comportare un carico fisico ed emotivo importante. La necessità di essere costantemente attenti può portare a vivere in uno stato di allerta: controllare un sintomo, anticipare un problema, organizzare una terapia, essere pronti a intervenire.
Nel tempo possono comparire stanchezza, ansia, difficoltà a dormire, senso di colpa e una progressiva riduzione dello spazio dedicato a se stessi. Uno degli aspetti più delicati è proprio questo: chi si prende cura rischia di diventare invisibile.
Il genitore può sentirsi in colpa quando si concede un momento per sé, come se occuparsi dei propri bisogni significasse sottrarre qualcosa al figlio. Ma prendersi cura di sé non significa amare meno. Significa preservare le risorse necessarie per continuare a esserci.
La malattia cambia l'intero sistema familiare
Quando un componente della famiglia si ammala, tutti gli altri vengono inevitabilmente coinvolti. Le giornate possono essere organizzate intorno a visite, terapie e necessità assistenziali. Le responsabilità possono cambiare, così come la distribuzione del tempo e delle energie.
Anche la coppia genitoriale può essere messa alla prova. I due genitori potrebbero reagire in maniera molto diversa alla situazione: uno potrebbe avere bisogno di parlare continuamente, l'altro potrebbe cercare di concentrarsi sugli aspetti pratici. Queste differenze non significano necessariamente una mancanza di comprensione o di amore, ma possono diventare fonte di incomprensioni se non vengono riconosciute. Anche i fratelli possono vivere emozioni complesse: preoccupazione, gelosia, senso di colpa, paura o la sensazione di ricevere meno attenzione.
Per questo la malattia può essere considerata non soltanto come un evento individuale, ma come un'esperienza che coinvolge l'intero sistema familiare.
Le emozioni non sono un segno di debolezza
Paura, rabbia, tristezza, frustrazione e senso di impotenza sono reazioni umane davanti a una situazione difficile. Non significa essere genitori peggiori, non significa essere pessimisti e non significa non amare abbastanza. A volte, però, il bisogno di "essere forti" porta a mettere da parte queste emozioni. Si continua a fare ciò che serve, si affronta una giornata dopo l'altra e non ci si concede lo spazio per riconoscere quanto tutto questo stia pesando.
Dare un nome alle proprie emozioni non significa lasciarsi travolgere. Al contrario, può essere il primo passo per comprenderle e affrontarle.
Il bisogno di essere compresi
Uno degli aspetti più dolorosi della malattia può essere sentirsi soli o non compresi. Chi non vive direttamente quella realtà può avere difficoltà a comprendere cosa significhi organizzare la propria vita intorno a una terapia, convivere con l'incertezza o vedere una persona amata soffrire.
Frasi apparentemente rassicuranti come "devi essere forte" o "andrà tutto bene" possono, a volte, far sentire ancora più soli. Essere presenti non significa necessariamente trovare la frase giusta. Spesso significa semplicemente ascoltare, riconoscere la fatica e permettere all'altro di esprimere ciò che prova senza giudicarlo.
La salute psicologica fa parte della cura
La salute fisica e quella psicologica non sono due dimensioni separate. Una malattia può influenzare l'umore, l'autostima, le relazioni e la percezione del futuro. Allo stesso tempo, il benessere psicologico può influenzare il modo in cui una persona affronta la malattia e il percorso di cura. Per questo il supporto psicologico può rappresentare una risorsa importante sia per la persona malata sia per i familiari e i caregiver.
Chiedere aiuto non significa non essere abbastanza forti. Significa riconoscere che una situazione difficile può richiedere più risorse di quelle che una persona, da sola, riesce a mettere in campo.
Vedere la persona oltre la diagnosi
Una diagnosi racconta qualcosa di importante, ma non racconta tutto. Non racconta i sogni di una persona, il suo senso dell'umorismo, le sue relazioni, le sue paure, ciò che ama fare o il modo in cui desidera essere vista dagli altri.
Per questo una cura realmente attenta alla persona dovrebbe occuparsi non soltanto della malattia, ma anche dell'esperienza che quella malattia produce nella vita quotidiana. Dietro ogni diagnosi c'è una persona, non solo una malattia. C'è una persona che ha bisogno di essere ascoltata, compresa e sostenuta. E c'è una famiglia che, insieme a quella diagnosi, deve imparare a trovare un nuovo equilibrio. Prendersi cura significa allora guardare alla persona nella sua interezza: al corpo, alla mente, alle relazioni e alla vita che continua anche dentro la malattia.
BigMama, "Veleno", dall'album "Sangue"
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