Bloccati nelle proprie insicurezze - Cranio Randagio

Pubblicato il 9 luglio 2026 alle ore 21:34

Rinchiusa in una torre con un drago come guardia: quando le nostre paure diventano i nostri confini

È un'immagine che appartiene al mondo delle fiabe, ma che può raccontare qualcosa di estremamente umano. La torre rappresenta una condizione di blocco, di distanza, di impossibilità di muoversi liberamente. Il drago, invece, è ciò che sembra impedirci di uscire: una paura, un limite, un pensiero che ci convince di non essere pronti.

Nella vita quotidiana non incontriamo draghi reali, ma possiamo incontrare qualcosa di altrettanto potente: il modo in cui impariamo a vedere noi stessi.


Quando il limite non è fuori, ma dentro di noi

Molte persone vivono momenti in cui sentono di non essere all'altezza, di non avere abbastanza capacità o di non meritare determinate opportunità.

"Non sono abbastanza bravo."
"Gli altri sono migliori di me."
"Non riuscirò mai."

Pensieri di questo tipo possono diventare così frequenti da sembrare semplici descrizioni della realtà. In realtà, spesso sono interpretazioni costruite nel tempo attraverso esperienze, relazioni, aspettative e momenti difficili.

Il rischio è iniziare a confondere ciò che pensiamo di essere con ciò che siamo realmente.


Le idee che abbiamo su noi stessi possono diventare una gabbia

In psicologia sappiamo che il modo in cui interpretiamo gli eventi influenza profondamente il modo in cui viviamo quelle esperienze.

Se una persona è convinta di non essere capace, tenderà a notare maggiormente gli errori, i fallimenti o i momenti di difficoltà, trascurando invece i risultati raggiunti e le proprie risorse.

Non perché manchino aspetti positivi, ma perché il nostro cervello tende a cercare conferme delle idee che già possiede.

È come osservare il mondo attraverso un filtro: ciò che conferma il nostro modo di vederci diventa più evidente, mentre tutto il resto passa in secondo piano.


Il drago non nasce sempre per farci del male

Un aspetto importante è comprendere che le nostre paure non sono necessariamente un nemico.

Molti meccanismi che oggi ci limitano sono nati, in passato, come forme di protezione. Evitare una situazione, non esporsi, cercare sempre il controllo possono essere stati modi per difendersi da un possibile dolore, da un rifiuto o da una delusione.

Il problema nasce quando una strategia che un tempo ci ha aiutato continua a guidare le nostre scelte anche quando il contesto è cambiato.

Una protezione può trasformarsi in un limite quando ci impedisce di fare nuove esperienze.


La paura di fallire prima ancora di provare

Spesso la sensazione di non essere all'altezza porta ad anticipare il fallimento.

Prima ancora di iniziare qualcosa, immaginiamo già cosa potrebbe andare storto. Prima ancora di metterci in gioco, cerchiamo prove che dimostrino che forse non vale la pena provarci.

Questo meccanismo può creare un circolo complesso: meno facciamo esperienza di situazioni nuove, meno abbiamo la possibilità di scoprire le nostre capacità.

A volte non manca il talento. Manca semplicemente l'occasione di poterlo vedere.


Uscire dalla torre significa conoscersi meglio

Il percorso di crescita personale non consiste nel diventare persone senza paure.

La paura fa parte dell'esperienza umana e, in molti casi, ha anche una funzione importante. L'obiettivo è imparare a riconoscerla senza lasciarle il controllo totale delle nostre scelte.

Significa osservare i pensieri che abbiamo su noi stessi, comprendere da dove arrivano e iniziare a costruire una visione più realistica e completa della nostra identità.

Non siamo solo gli errori che abbiamo commesso, i giudizi ricevuti o le difficoltà affrontate.


La torre può diventare un punto di partenza

"Rinchiusa in una torre con un drago come guardia."

Forse il cambiamento non nasce dal distruggere la torre o eliminare ogni paura.

Nasce dal momento in cui iniziamo a guardare la nostra storia con maggiore consapevolezza e smettiamo di lasciare che vecchie paure decidano il nostro futuro.

Perché il drago può anche restare lì. La differenza è scegliere se continuare a vivere dentro la torre o iniziare, passo dopo passo, a costruire la propria strada.

Cranio Randagio, "A selfie selfish", dall'album "06-02 Crescere". 

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Commenti

Sara
un giorno fa

Articolo molto interessante, grazie per l'approfondimento!